Ternana, stagione folle: disfatta a Lucca e primo posto lontano
Non commentiamo di certo un'altra eroica impresa della Ternana, ma una vera e propria debacle. La trasferta a Lucca non ha regalato emozioni, se non quelle di un lento e inesorabile naufragio. Un sonoro 4-1 che non lascia spazio a interpretazioni: le Fere hanno fornito la peggior prestazione dell’intera stagione. Una squadra scialba, apatica, appannata, compassata, priva di idee e, diciamocelo francamente, spesso anche parecchio confusionarie. Irriconoscibile, ecco l’aggettivo che meglio descrive la compagine rossoverde vista al Porta Elisa.
Proprio nel momento di maggior spinta, quando quei benedetti quattro punti dalla capolista Virtus Entella sembravano un miraggio raggiungibile, ecco materializzarsi dodici minuti di pura follia, un micidiale uno-due che ha steso i rossoverdi. Certo la Lucchese, con la sua penalizzazione, combatte con le unghie e con i denti per la sopravvivenza, ma questo giustifica forse una Ternana in bambola, incapace di opporre una vera resistenza? A tenere a galla la barca, ancora una volta, le parate di un incolpevole Vannucchi, impotente però sui gol rossoneri. Il sigillo di Cicerelli, arrivato alla sua diciottesima marcatura stagionale, è sembrato più un tardivo e isolato sussulto d’orgoglio che un reale tentativo di rimonta.
Ma qual è il vero motivo di questa debacle? La troppa pressione? Un calo fisiologico? Difficile dirlo, ma i numeri parlano chiaro: una sola sconfitta nel girone d’andata, già tre in questo ritorno. E così, mentre i malumori dei tifosi si fanno sempre più assordanti, con la solita, immancabile richiesta della testa dell’allenatore, forse è il caso di fare un passo indietro e ripercorrere questa stagione.
Ah, che stagione! Non sono mancate di certo le emozioni. Retrocessione, perché iniziare in salita non fa mai male. Poi, via con il valzer degli uomini mercato: esonero di Stefano Capozucca, benvenuto al nuovo direttore generale Diego Foresti, subito promosso a ds Carlo Mammarella (alla sua prima esperienza). La costruzione della rosa? Un dettaglio, meglio farla con un leggero ritardo. Due punti di penalizzazione per il mancato ottemperamento delle scadenze federali, per non far mancare nulla. L’avvento di una nuova società con Stefano D’Alessandro presidente, presto seguito dall’esonero di Diego Foresti. Ma non temete, ecco il ritorno di Giuseppe D’Aniello, giusto il tempo di farsi esonerare anche lui, aprendo le porte a Giuseppe Mangiarano. Poi un lampo nella notte: via Ignazio Abate e dentro Fabio Liverani... ma no, un attimo di confusione, il presidente D’Alessandro ha avuto un ripensamento e Abate è tornato! Ma chi, ad inizio estate, poi con tutto il trambusto societarie e tecnico, avrebbe mai messo una firma sul fatto che la Ternana sarebbe arrivata a lottare per il vertice fino a questo momento? Suvvia, ammettiamolo, nessuno.
E in mezzo a questo caos, la squadra si è pure compattata, mostrando una resilienza quasi commovente, inanellando risultati che avevano illuso più di un cuore rossoverde. Ma forse, diciamocelo con un sorriso amaro, tutta questa fatica, questi cambi di rotta, queste penalizzazioni e questi esoneri a raffica, alla fine hanno presentato il conto. Vedere la più brutta Ternana dell’anno proprio quando il campionato entra nella sua fase decisiva fa male, certo. Forse la veemenza di una Lucchese ha colto di sorpresa i rossoverdi? Forse le assenze di giocatori importanti come Loiacono e l’infortunio di Capuano in corsa, unite alle non perfette condizioni di Cicerelli, hanno pesato più del dovuto? Sarebbe semplicistico ridurre tutto a questo, ma in fondo, in questa stagione, cosa è stato semplice?
Nonostante tutto, nonostante questa batosta, nonostante le mille peripezie di una stagione che definire travagliata è un eufemismo, restiamo uniti attorno alla squadra. Il campionato non è finito oggi. Ci sono ancora quattro partite, più gli eventuali spareggi promozione e nel calcio tutto può succedere. Forza ragazzi e forza mister Abate. Dopotutto, in questa folle stagione, non ci avete ancora fatto vedere proprio tutto. Continuiamo a crederci, fino alla fine.
